Cosa mi porto a casa dal Come To Code 2026
Anche quest’anno ho passato la maggior parte del tempo nella track dedicata alle human skill. Scelta voluta: per imparare qualcosa bisogna mettersi un po’ a disagio. Se restiamo sempre nella comfort zone non scopriamo mai i nostri limiti, e nessuno ci spingerà a superare un limite che non sappiamo di avere.
Paolo Caressa ha raccontato ELIZA, il primo chatbot della storia, e come ha scritto un compilatore da BASIC a JavaScript per far girare il codice originale in un browser moderno. Affascinante, istruttivo e assolutamente mind blowing.
Valerio Barbera ha presentato NeuronAI, il suo framework PHP per costruire agenti e applicazioni agentiche. Il mio amore per PHP è stato soddisfatto in un singolo talk. Seguo il progetto dal lancio, ma finora non ero mai riuscito a metterci le mani sul serio: al lavoro stavo andando in un’altra direzione, e nei progetti personali non avevo un vero caso d’uso. Vederlo presentato dal vivo però mi ha fatto venire qualche idea… vedremo.
Michele Ferracin con “L’unica skill che l’AI non ti può rubare: la tua voce” ha mescolato esperienze vere, consigli da coach e parecchia ironia. Il messaggio di fondo mi ha colpito: il nostro mestiere si sta spostando dalla scrittura pura del codice a qualcosa di diverso, e saper comunicare in modo efficace diventa fondamentale. Significa scegliere il registro giusto a seconda di chi abbiamo davanti, ma soprattutto essere sinceri. Anche nel modo più banale: saper dire “non lo so” invece di bluffare. Un bluff può funzionare nel breve periodo, ma prima o poi il conto arriva.
Valentina Milone ci ha detto di raccontare gli eventi a cui partecipiamo, subito, a mente fresca, e con stile, perché la forma esalta il contenuto. Io sono un pessimo studente: lo faccio sempre in ritardo e male. Ma consigli così prima o poi sedimentano abbastanza da diventare fondamenta (questo post ne è la prova, più o meno).
Giulio Sciarappa ha messo in parallelo il suo lavoro da Enterprise IT Architect alle prese con un disastro in produzione e il suo volontariato in ambulanza. In entrambi i casi la risposta migliore a un’emergenza è la preparazione: procedure interiorizzate, policy chiare, responsabilità definite e condivise. Solo così l’emergenza diventa gestibile.
Eleonora Biancone ci ha fatto giocare. Un gioco serio: la simulazione del flusso di lavoro in un ristorante di hamburger e patatine. In tre round, team da sei persone sono passati da un caos quasi totale a un processo rivisto, ottimizzato e molto più efficiente. Io facevo il controllo qualità, e so che qualcuno mi odia ancora perché rimandavo sempre indietro le patatine 🤣
Davide Passafaro mi ha mostrato una cosa che non sapevo fosse possibile: far girare un modello di AI direttamente nel browser. Piccolo, certo, ma capace di cose interessanti. Lui dice di averlo usato nel modo peggiore, per un gioco invece che per un chatbot. Io penso che usare lo strumento sbagliato sia il modo migliore per capirne i limiti. E comunque il gioco funzionava.
Sarei rimasto volentieri anche dopo il pranzo della domenica, ma mi aspettavano quattro ore di macchina per tornare a Roma. La prossima volta mi prendo un giorno in più: a Pignola si sta bene e i dintorni meritano di essere esplorati con calma.
Grazie a tutto lo staff del Come To Code, ci vediamo il prossimo anno.