Developer's daemons
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I due demoni dello sviluppatore
Ogni sviluppatore convive con due demoni interiori.
E se cogliete il gioco di parole, siete probabilmente sviluppatori o almeno un po’ nerd: nei sistemi operativi i processi che lavorano silenziosi in background, invisibili ma indispensabili, si chiamano infatti daemon (o demoni in italiano).
Il demone della superbia
Il primo demone nasce nel momento in cui scriviamo il nostro primo programma funzionante.
Un “Hello World”, un disegno a schermo, un piccolo script che semplifica un compito noioso.
In quell’istante compare una sensazione potente: “Posso dare ordini a una macchina, e lei li eseguirà”. È un piccolo delirio di onnipotenza che accompagna quasi tutti gli sviluppatori per il resto della carriera.
Da quel momento in poi, la tentazione di piegare la realtà al proprio codice rimane sempre attiva, come un processo in background difficile da spegnere.
Il demone della pigrizia
Il secondo demone è la pigrizia, che in questo contesto assume un valore positivo.
Non parliamo della pigrizia sterile, ma di quella che si trasforma in creatività: la spinta a trovare soluzioni per lavorare di meno ottenendo di più.
Immaginiamoci in un minuscolo clan di cacciatori qualche decina di migliaia di anni fa.
Nel nostro clan ci sono tre cacciatori:
- Urok non caccia, non fa nulla e muore di fame.
- Grag affronta i cinghiali a mani nude e prima o poi soccombe.
- Lem, poco amante della caccia, costruisce arco e frecce per ridurre la fatica.
Chi sopravvive e prospera? Lem, perché trasforma la pigrizia in ingegno.
Lo stesso principio, migliaia di anni dopo, ha portato alla nascita dei computer: qualcuno non voleva più fare calcoli a mano e ha inventato macchine che li facessero al suo posto.
Pigrizia produttiva e superbia creativa
Per uno sviluppatore, la pigrizia non è mai fine a sé stessa. È un modo diverso di guardare al lavoro: invece di pensare “come faccio a portarlo a termine subito?”, lo sviluppatore si chiede “come faccio a non doverlo mai più ripetere?”.
È da qui che nascono strumenti e pratiche che cambiano il modo di scrivere codice:
- un tool che automatizza operazioni ripetitive;
- una libreria che potrà essere riutilizzata in decine di progetti;
- un sistema configurabile che si adatta da solo invece di costringere a continue modifiche manuali.
Tutto questo richiede spesso più fatica iniziale rispetto a fare la stessa operazione un paio di volte a mano. Ma a lungo termine significa risparmiare ore, giorni, persino mesi di lavoro. È la pigrizia che diventa investimento.
La superbia, a sua volta, non è un vizio sterile: è la convinzione che si possa sempre fare meglio, che valga la pena cercare soluzioni eleganti, potenti, durature. È quella voce che spinge lo sviluppatore a non accontentarsi di “codice che funziona”, ma a costruire qualcosa che possa resistere al tempo, crescere ed essere usato da altri.
Quando questi due demoni si parlano, accade la magia: la pigrizia spinge a ridurre gli sprechi, la superbia a puntare in alto. Il risultato è software più solido, più utile e – paradossalmente – frutto di meno lavoro ripetitivo.
Due daemon sempre attivi
Questi due demoni non si spengono mai. Sono come daemon in un sistema operativo: girano in background senza farsi notare, consumano energia, ma senza di loro il sistema non avrebbe senso di esistere.
Lo sviluppatore vive continuamente questa tensione:
- la pigrizia che suggerisce “trova un modo per liberarti di questa noiosa ripetizione”;
- la superbia che sussurra “puoi fare qualcosa di più grande, di più elegante, di più potente”.
Quando l’equilibrio è spezzato, i risultati sono deludenti:
- troppa superbia porta a progetti mastodontici e irrealizzabili, pieni di ambizione ma inutilizzabili;
- troppa pigrizia genera scorciatoie e soluzioni fragili, che crollano al primo utilizzo serio.
Ma quando i due demoni restano in armonia, lo sviluppatore raggiunge il suo stato migliore:
un ozio produttivo, in cui non si cerca di evitare il lavoro, ma di renderlo più intelligente, più umano, persino più divertente.
È in quell’equilibrio che fiorisce la vera arte dello sviluppo.